La Personalità delle Parole

Molte volte mi viene chiesto: “ma tu come hai fatto a imparare le lingue?”

Ovviamente c’è un particolare stupore generale per la mia predilezione per una lingua dura e ostica (a detta degli altri) come il tedesco.

Mi sono soffermata a riflettere su quasta domanda e mi sono venute in mente tante risposte; così di getto, ho risposto e rispondo ancora: passione, bilinguismo, conoscenza, nuovi orizzonti, piacere, viaggi, famiglia … tutte risposte che riflettono per lo più una conseguenza della mia propensione verso l’apprendimento di non 1, non 2, ma ben 3 lingue … (ho provato con la quarta, ma mi sono arresa troppo presto).

Però se ci penso più nel profondo e penso a tutto il mio percorso per arrivare al loro apprendimento, tutto comincia da un grande amore per le parole, la loro etimologia, ma più romanticamente, la loro personalità.

Ogni parola, che sia essa in italiano o in altre lingue, per me hanno tutte una grande e forte personalità; esattamente come le persone ne hanno una (o anche più di una), allo stesso modo le parole sviluppano una personalità tutta loro che viene trasmessa canonicamente con la scrittura, il suono ed infine il significato.

Nel corso degli anni, mi sono ritrovata per vie traverse a dover studiare 2 delle modalità di espressione della personalità delle parole che si sono rivelate essere le due metodologie che mi piacciono e mi intrigano di più.

La prima fa riferimento alla presa di appunti dell’interprete di consecutiva e la seconda alla comprensione delle lingue da parte dei bambini tramite i gesti, o ancora dei sordomuti che comprendono la lingua grazie ad un linguaggio ad hoc.

Nelle due occasioni, le parole perdono la loro importanza in quanto tale e lasciano lo spazio a simboli e gesti … ecco che in questi casi, le parole vengono trasmesse e altrettanto apprese, tramite la loro personalità simbolica e gestuale.

E’ stato proprio questo che mi ha spinto a studiare le lingue: per quello che le parole mi trasmettevano per iscritto, in simboli e con i gesti. Questo ha reso il mio apprendimento più facile e appassionante e che mi ha trascinato fino a quel processo di trasposizione non solo di significati, ma anche e soprattutto di culture, che avviene con la traduzione.

Come ha ben detto Stefano Arduini in un’intervista su Rai Radio 3 del 16 febbraio scorso: “la traduzione vive di una contraddizione, cioè cercare di avvicinare l’altro nella differenza, ma cercando le somiglianze”.

Mi sono lasciata trasportare dalle diverse personalità delle parole nelle varie lingue, ho trovato in loro tante somiglianze, che mi sono rimaste impresse e che mi hanno fatto mettere le diverse lingue sotto un unico cappello, dando forma così a quel vocabolario di cui oggi sono a conoscenza e che sfrutto nel lavoro di traduttrice.

Classificazione: 1 su 5.

Valentina Stolfa

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